Il leggendario scontro non è tra città, né tra borghi: la vera battaglia del Palio del Baradello è contro il tempo e la burocrazia

Il leggendario scontro non è tra città, né tra borghi: la vera battaglia del Palio del Baradello è contro il tempo e la burocrazia

Como. Il capolavoro di Manzoni rivive, ma non dove pensate: sul Lago di Pusiano si fa teatro della bellezza Una città che si tinge di Medioevo per rivivere una storia di oltre otto secoli. Il Palio del Baradello, nato nel 1981 per richiamare l’arrivo di Federico Barbarossa nel 1159, quest’anno è al centro di critiche ma continua a mantenere un posto speciale nel cuore dei comaschi.

Tuttavia, dietro le quinte della sua ultima edizione si celano difficoltà che meritano attenzione.

Le gare borghesi, che da sempre hanno caratterizzato questa manifestazione, quest’anno sono scomparse. Le ragioni addotte sono tante: ritardi organizzativi, elezioni tardive del nuovo consiglio direttivo e l’intricato labirinto di permessi e certificati burocratici che hanno inceppato la macchina del Palio.

E come se non bastasse, il drappo di seta che tanto rappresenta per i borghi di Como non sarà assegnato. Ci si chiede: possiamo chiamarlo ancora Palio?

Con grande rammarico, la tradizione delle gare tra borghi è stata messa in stand-by. Un elenco che sembrava scolpito nella pietra: la cariolana, la gara delle lucie, il torneo di tiro con l’arco e il tiro alla fune.

Eventi iconici, ricordi di un passato in cui i borghi si sfidavano per conquistare l’ambito titolo di campione. Oggi, purtroppo, nessun borgo al di là di Brienno saprà cosa significa alzare quel drappo.

Ma come si è giunti a questo punto? Gli organizzatori parlano di un anno di imprevisti. Il palio, fermato solo dall’inevitabile pandemia, si è trovato ad affrontare una nuova sfida, quella di una gestione del tempo e delle risorse necessarie a superare ostacoli inaspettati.

La sfida, a quanto pare, non è tra i borghi, ma contro il burocratico ingranaggio che sembra fagocitare la passione di tesserne la trama.

Il direttivo del Palio replica alle critiche ricordando il valore culturale e storico della manifestazione. È vero, il Palio del Baradello è una celebrazione dell’identità comasca, un rito che fonde il presente con il passato, un teatro a cielo aperto che invita cittadini e turisti a immergersi in una storia millenaria.

Non è un campo di battaglia politica, sottolineano, ma una finestra aperta sulla cultura.

Eppure, qualcosa non torna. Perché lasciare che una tradizione così importante venga frenata da carte e timbri? È forse una negligenza collettiva? O è solo ciò che resta quando la passione viene schiacciata dal peso della burocrazia?

Nel frattempo, il corteo storico e la cena medioevale resistono. La festa si sposta a Brienno, con la speranza di trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione.

E mentre si cerca di rilanciare il Palio in grande stile per il suo cinquantesimo anniversario nel 2026, rimane la domanda: come assicurare la continuità di una tradizione radicata nel cuore di così tanti?

Ecco alcuni punti che emergono dalla situazione attuale:

  • Ritardo delle elezioni del nuovo consiglio: cambiamenti nell’organizzazione che hanno spiazzato molti.
  • Eccesso di eventi cittadini: tra la fiera del libro e il teatro Sociale, Como si sente sovraffollata.
  • Problemi con i permessi: un labirinto burocratico che sembra insormontabile.

Forse la chiave sta proprio qui, nel trovare una sinergia tra innovazione e tradizione. Perché il Palio non è solo un ritorno a un glorioso passato, ma anche una sfida al presente.

È un palcoscenico dove i comaschi possono dimostrare orgoglio e resilienza, proprio come hanno fatto otto secoli fa di fronte all’imperatore Barbarossa.

In sostanza, la vera sfida del Palio del Baradello va oltre le gare e i drappeggi. È una battaglia per mantenere viva una tradizione che rischia di essere soffocata dagli ingranaggi della modernità.

Ma se c’è una cosa che la storia comasca ci ha insegnato, è che l’identità e la passione possono superare anche gli ostacoli più ardui. Riusciremo a preservare questo patrimonio culturale unico, o lasceremo che il tempo e la burocrazia abbiano la meglio? La risposta spetta a noi, e al futuro che siamo disposti a costruire.

G. Bergamini

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